Bene, oggi con mio piacere è avvenuta una cosa importante, è stato raggiunto il quorum ai referendum nazionali, e ciò a dispetto dell'invito governativo ad astenersi, tecnica questa usata per far fallire i referendum, sfruttando il vantaggio di partire gia con una buona fetta di astensionismo fisiologico. Nonostante ciò pare che il 57% dei cittadini italiani residenti in Italia si sia recata a votare, alcuni hanno votato no, perché chiaramente erano contrari alle conseguenze dell'abolizione delle norme sottoposte all'esame popolare, però fra difendere questa loro idea e dare ragione ad un arrogante capo politico hanno scielto una forma di protesta chiara e legittima.
Ora però io vorrei che veramente il risultato di oggi fosse l'inizio di una svolta vera. In particolar modo vorrei parlare della conseguenza del pronunciamento degli Italiani contro la costruzione di centrali elettriche nucleari in Italia; gia ieri il nostro primo ministro, violando come al solito le regole del buon senso, si è pronunciato dimostrando la sua totale incompetenza sul tema. Se c'è una cosa che i sostenitori del nucleare più preparati e moderati affermano sempre è che nucleare e rinnovabili non sono in competizione, questo significa che non è che dobbiamo puntare sulle rinnovabili perché non possiamo più puntare sul nucleare, dovevamo gia farlo da un po' di tempo a prescindere, perché è il vero investimento per il nostro futuro. Ho gia parlato circa 2 mesi fa della politica energetica nazionale, quella cosa che questo governo ha identificato solo con la costruzione di nuove centrali nucleari disitenteressandosi di tutto il resto, razionalizzazione, risparmio energetico ecc.
Ciò di cui abbiamo bisogno è un vero piano, un piano che per forza di cose deve essere a lungo termine, per questo a me piacerebbe che una volta tanto si trovasse il buon senso e si cominciasse a fare un progetto il più possibile condiviso, un progetto che duri oltre i governi che si succederanno nei prossimi anni; un piano serio credo debba avere una durata superiore a quella di un governo, quindi se è condiviso largamente si spera che il prossimo governo non lo distrugga. Solo così si possono ottenere dei risultati, creare un'industria seria, che abbia delle prospettive e che possa fare investimenti con una ragionevole certezza che fra un anno non arriverà un nuovo governo a stravolgere nuovamente le regole (vedi fotovoltaico giusto per fare un esempio a caso).
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